Data di apertura della partita Iva: 10 maggio 2012. Ho da poco tagliato il traguardo dei 12 anni di attività. Il che è sinonimo di tante cose (soddisfazione, esperienza, anche una certa sicurezza), ma tra queste tante cose ci sono sicuramente anche tanti sbagli.
E allora meglio appuntarseli, questi sbagli, per evitare di rifarli uguali in futuro, che poi sennò ci si annoia. Meglio farne di nuovi.
Questo articolo resterà in aggiornamento perpetuo. Perché di diventare infallibili per il momento non se ne parla.
Senza filtro
Tralasciando il viziaccio del fumo che ho abbandonato da qualche anno, questa espressione si riferisce anche a un certo tipo di indole che innegabilmente mi appartiene: non riesco a tenermi nulla dentro. Sono una persona molto trasparente, ma anche molto diretta. Prima di tutto, se qualcosa non va me lo si legge in faccia. Subito. “Mi spiace che si sia infastidita”, mi dicono di solito. Beh, a quel punto tanto vale chiarire anche da cosa derivi il fastidio, e parlare chiaro sin da subito. Sono certa di non essere mai scivolata nell’offesa e nell’insulto, questo no. Ma se sto pensando che stai dicendo una stupidaggine, è probabile che te lo dica dritto in faccia. Peggio ancora se penso che tu mi stia mancando di rispetto: difficile che la faccia passare sotto silenzio. Se a questo si aggiunge un pizzico di sarcasmo distribuito a piacere, non mi è difficile riconoscere che, a volte, posso essere un osso duro con cui conversare. Non a tutti piace. Ho perso dei potenziali clienti per questo? Può essere. Se fosse così, mi dispiacerebbe davvero? Probabilmente no.
Una cosa però mi dispiace: succede che dopo le mie spontanee blastate, mi senta malissimo. Confesso candidamente che non mi dispiacerebbe essere una di quelle persone che risponde a tutto con il sorriso e con una ben ponderata calma zen. Ahimè, quando distribuivano i sorrisi finti io ero in fila per i biglietti di un concerto. E quindi niente, sono rimasta senza. Sto lavorando su me stessa per vedere se riesco a trovare un secondary ticketing della calma zen, ma per il momento non posso dire di avere raggiunto l’obiettivo.
Intendiamoci, non sono così con tutti: se si instaura il feeling giusto, so essere un vero pasticcino. Ma se si discute, sono dell’opinione che – mantenendo sempre educazione e rispetto – una risposta diretta non solo mi venga più naturale ma sia anche più utile. Tenersi dentro ciò che si pensa non porta mai del bene a nessun progetto.
Non dire no
Per un* freelance, direi di no a un cliente è sempre una sfida. Per quanto si lavori sulla propria sicurezza e sulla propria stabilità finanziaria, nel retro cranio si ha sempre la sensazione che “ogni lasciata è persa”. La situazione peggiora quando il cliente è un amic*, un amic* di un amic* o ti è stato portato da una persona con cui collabori. Si ha sempre la sensazione – o almeno, io ce l’ho – di dare un dispiacere a chi ti ha segnalato rifiutando il lavoro oppure, peggio ancora, si teme che chi ci ha segnalato possa smettere di farlo se non iniziamo tutte le collaborazioni che ci gira. In realtà, un sano e onesto “No” in certi casi è sicuramente la risposta migliore non solo per sé stessi, ma anche per il progetto che ci viene proposto e che, magari, non è adatto a noi, non ci entusiasma, non avremmo il tempo di seguire con la dovuta e necessaria attenzione. Anche su questo punto sto ancora lavorando su me stessa per migliorare e per essere in grado di dire un franco, grato e sincero “No” quando serve. Non posso dire di avere raggiunto il traguardo, ma la consapevolezza è certamente il primo passo e, almeno in quello, posso dire di essere a buon punto.
Domani smetto
O meglio, “Domani lo faccio”. La proscrastinazione è il mio peggior nemico. Ed è legata a doppio filo con due suoi parenti poco simpatici: il perfezionismo e lo scarso entusiasmo. Il primo, ti impedisce sempre di arrivare alla conclusione di un lavoro solo perché “Potrebbe essere meglio di così”, il che è certamente una ambizione lodevole e comprensibile, ma non ti può bloccare o rallentare sulla strada per il completamente di un progetto. Il secondo, è figlio (Visto? Gli errori sono tutti una grande famiglia) dell’errore del punto precedente. Non dici di no, accetti un lavoro che “meh” e poi ti ritrovi a non avere l’entusiasmo necessario per portarlo avanti. Meglio non ricascarci in errori così, sono devastanti.

